10 aprile 2006

Le sue ultime mutandine (F. Capra, 1927)

Le sue ultime mutandine (Long pants)
di Frank Capra – USA 1927
con Harry Langdon, Alma Bennett
***

Visto sabato in DVD, con Martin.

Anche nel suo secondo film Capra dirige Langdon come nel precedente "La grande sparata". Il titolo italiano non ha senso: al limite poteva andar bene "I suoi ultimi calzoni corti". Ho trovato il film molto interessante, soprattutto a livello di storia: quasi una commedia "amorale", per nulla consolatoria, che anzi lascia un po' di amaro in bocca. Devo ammettere che Capra mi piace di più quando è un po' più "perfido" (per esempio nella black comedy "Arsenico e vecchi merletti"), piuttosto che nei suoi film "ottimisti" più celebri.
Lo stesso giorno in cui i suoi genitori gli consentono per la prima volta di uscire di casa con i pantaloni lunghi, il giovane Harry si innamora di Bebé, una bad girl ricercata dalla polizia. Infatuato di lei, trascura la ragazza di buona famiglia che i genitori vorrebbero fargli sposare e fugge alla vigilia del matrimonio per aiutare la sua amata a evadere dal carcere dove è stata rinchiusa. Alla fine, il personaggio impara a conoscere meglio il mondo esterno, che vedeva in maniera troppo idealizzata, e torna a casa "sconfitto", disilluso ma non pentito, quasi rassegnato a malincuore alla vita borghese che lo attende. Insomma, un finale piuttosto lontano dagli "happy ending" dei film successivi di Capra. Ci sono scene piuttosto forti come quella in cui Harry conduce la fidanzata nel bosco con l'intenzione di ucciderla (fallendo non perché ci ripensa, ma per una serie di gag causate dalla sua goffaggine e dall'ingenuità della ragazza). È curioso come tanto in questo film quanto nel precedente, l'eroe si trovi invischiato in avventure con donne criminali, autoritarie, affascinanti e pericolose, che fra l'altro vengono ritratte con una certa simpatia. Non avendo visto altri film di Langdon, non so se si tratti di un cliché del suo personaggio oppure di una coincidenza. L'attrice che interpreta Bebé, comunque, mi è piaciuta molto. La regia forse è un po' meno ricercata di quella del film d'esordio, ma comunque eccellente: lo dimostra il fatto che, pur essendo un film muto, i cartelli sono pochi e la narrazione, anche quando non ci sono gag comiche, funziona soprattutto a livello visivo.

1 commento:

Martin ha detto...

Ho visto ieri anche "Tramp tramp tramp" il primo lungometraggio di Langdon per la regia di Harry Edwards in cui Capra, suo collaboratore abituale, compare solo come co-sceneggiatore.
Ebbene pur essendo il primo vero successo di Langdon e il film che lo ha lanciato come(tardivo)nuovo fenomeno comico del muto risulta essere inferiore ai due successivi.
Innanzitutto perchè rispetto a "The Strong Man" la regia risulta piuttosto convenzionale e in linea con le altre produzioni comiche dell'epoca, sia perchè gli elementi narrativi non vanno oltre il solito clichè del bravo ragazzo in lotta contro le avversità per salvare il padre ciabattino dalla voracità del ricco industriale e per conquistare l'amore della figlia di quest'ultimo.
Nonostante questa mancanza di elementi "sorprendenti" però il film risulta comunque di buon livello, con qualche bel momento commovente e qualche eccellente gag in cui appare evidente lo stile Langdon.
In ogni caso i film sotto la direzione di Capra rimangono i suoi capolavori tanto che dopo questi due il nostro Harry ha cercato di fare tutto da solo con risultati artistici ,a quanto dicono, sempre più disastrosi.
Fino a quando la fine dell'era del muto di lì a pochi anni avrebbe definitivamente stroncato la sua carriera, come d'altronde capitò al ben più geniale Buster Keaton.